La sentenza BMPS e il presunto obbligo di impedimento dei reati in capo all’Organismo di Vigilanza

“Il Tribunale di Milano, con la sentenza emessa in relazione al noto caso BMPS, ha nuovamente sollevato la questione relativa al presunto obbligo impeditivo del reato in capo all’OdV pronunciandosi, sul tema, in senso affermativo”, esordisce l’avv. Marco Conti, Associate e coordinatore del team White Collar Crime di GIM Legal.

A tal proposito è necessario citare un passaggio della pronuncia del Giudice Meneghino secondo cui «l’Organismo di Vigilanza – pur munito di penetranti poteri di iniziativa e controllo, ivi inclusa la facoltà di chiedere e acquisire informazioni da ogni livello e settore operativo della Banca, avvalendosi delle competenti funzioni dell’istituto (così il regolamento del luglio 2012) – ha sostanzialmente omesso i dovuti accertamenti funzionali alla prevenzione dei reati, indisturbatamente reiterati (…)».

“La conclusione a cui perviene il Tribunale di Milano, – commenta l’Associate di GIM Legal – come d’altronde condiviso da tanti addetti ai lavori che hanno espresso la loro opinione sul punto, parrebbe minare l’impianto del Decreto Legislativo n. 231/2001 poiché suscettibile di condurre ad uno stravolgimento del ruolo, e soprattutto delle funzioni, dell’Organismo di Vigilanza”.

“L’Organismo di Vigilanza non ha il compito di prevenire concreti episodi delittuosi, bensì quello di assicurare l’effettività e l’adeguatezza del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo – conclude l’avv. Conti – e ha l’onere di svolgere verifiche con carattere di continuità che siano tese a rilevare potenziali gap nel Modello 231 da porre all’attenzione dei vertici dell’azienda i quali, successivamente, si attiveranno concretamente per risolvere le urgenze eventualmente rilevate”.

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